Razionali follie

Fare un figlio è una scelta irrazionalmente folle, farne due significa essere razionalmente matti.

Va bene, lo ammetto, sto pensando a un secondo figlio. Per ora è un’idea del tutto razionale (nel senso che sto cercando di analizzare i costi benefici ), ma oggi, mentre camminavo, mi sono messa a pensare a come la chiamerò. Si, perché sarà una femmina e le pettinerò i suoi capelli profumati e insieme giocheremo con le bambole, la domenica cucineremo delle torte e poi ci faremo le confidenze nel lettone…

Ecco, quando la mia mente fredda e analitica cede il passo a uno tsunami di fantasie, quando riesco a spegnere il mio cervello e inserire la modalità “cuore”, quando il mio 40 di piedi ben saldato a terra inizia a sfiorare nuvole e non a calpestare cemento…ecco…significa che forse sono pronta a un’altra follia.

Ma ecco che RATIO a gomiti alti si fa largo dissipando quella nebbiolina leggera e profumata del mio romantico inconscio.

Come farai a gestire tutta la tua stanchezza, e poi non sei ancora tornata in forma dal tuo primo parto, non volevi iniziare con il tennis e la corsa? Ricordati che non hai aiuti. I nonni abitano lontano e già con uno non sono stati tanto di supporto, figurati quando saranno due. Ma poi, non dicevi che volevi recuperare l’intimità con tuo marito? In 16 mesi siete riusciti ad uscire insieme solo 2 sere. Non fai altro che lamentarti che ti mancano gli spazi, 1+1, come dicono tutti, fa 3. E poi non vuoi comprare casa? Come la mettiamo con il mutuo, le rette dell’asilo e il tuo part time?

Ok, RATIO, hai ragione, se proprio devo fare una follia allora torno all’idea di tatuarmi però oggi sul calendario inizio a segnarmi il mio ciclo….così…per dire…

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…come Alex Supertramp

Oggi ho voglia di ripensare al giorno del mio parto. Il mio parto è una canzone. Una canzone che ascoltavo sempre immaginando mio figlio. Avete mai visto il film “Into the wild”? Mi sono sempre immaginata Bang Bang con lo stesso coraggio, la stessa voglia di avventura e scoperta, la stessa curiosità per la vita e le persone di Alex Supertramp. Libertà: Alex voleva essere libero: dalla società, dai legami, dai preconcetti, dal conformismo. Alla fine scopre che la felicità è vera solo se condivisa (Happiness is real only when shared).

E noi mamme, siamo pronte a insegnare ai nostri figli ad essere liberi?

Un giardino posh, un libro e un hashtag

Quando diventi mamma, una delle prime cose che ti ritrovi a fare è quella di cercare un posto bello e sicuro dove portare tuo figlio a giocare. Per questo motivo, trovo molto utile l’iniziativa di Mary che, attraverso il suo blog http://playgroundaroundthecorner.com/ recensisce i playground Italiani e europei…casomai qualcuno si dovesse trovare in trasferta in qualche altra città.

Ho deciso quindi di dare il mio contributo personale, recensendo un playground molto bello di Milano. Si chiamano Giardini Perego, ma io li chiamo “i giardinetti posh”, perché si trovano in Via dei Giardini, a due passi da Via Monte Napoleone, proprio dietro all’Armani  e a Nobu. (così tanto per dire, caso mai qualcuno potesse permettersi un sushi e un giro di shopping stellare :-).

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Nota Storica: In un passato molto lontano (nel 1778) qui giocavano i bambini della nobile famiglia Perego di Cremnago (ho ragione a chiamarlo giardinetto posh). In realtà, gli attuali Giardini Perego sono solo una parte dell‘ampio parco della famiglia, che si estendeva fra Via Borgonuovo e Via dei Giardini. Nel 1925, per via di un nuovo piano urbanistico e delle nuove esigenze di mobilità, il Comune acquisì parte del parco per trasformarlo in strade. Decise, però, di conservare un „angolino verde“ per poter ospitare i bambini milanesi. ( bambini Perego…tiè)

Da piccola, mia mamma mi portava spesso in questi giardinetti, e, sinceramente, non mi piacevano molto: troppo “piccoli” e con pochi giochi. Solo ora capisco che questi, che per me erano due punti negativi, agli occhi di mia madre erano due enormi vantaggi: più controllo e meno possibilità di farmi male.

Comunque negli anni i giardinetti sono cambiati e si sono arricchiti con nuovi giochi. Il mio giudizio sarebbe stato diverso se avessi potuto giocare con l’altalena

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Arrampicarmi su questa palafitta per giocare  all’uomo ragno o guidare un solido trattore di legno. Bang Bang ha voluto testare in prima persona. Più in là ci sono anche delle simpatiche lumache (sempre in legno) da cavalcare, ma bang bang preferiva decisamente il trattore.

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Il parco è molto pulito ( i cani non possono entrare) e ben tenuto. Ci sono tanti alberi per poter trovare un po’ di ombra anche nelle giornate più afose. Non esistono punti di ristoro, solo una fontanella se qualche madre distratta avesse dimenticato l’acqua….(così per dire).

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Il mio piccolo sembra aver apprezzato. Qui foto che lo ritrae con la statua del Vertunno, l’unica opera che la Famiglia Perego ha deciso di non traslocare (si vede che ai bambini Perego non piaceva). No, Bang Bang non stava ammirando l’opera tardo settecentesca di Grazioso Rusca, si stava piuttosto dirigendo alla fontanella subito dietro.

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Da mamma posso dire che il grande vantaggio di questi giardinetti è che hai sempre tutto sott’occhio.  Sono adatti a bambini fino ai 6 anni, dopo di che forse diventano un pò noiosetti. Attenzione, quindi,  la scusa „andiamo ai Giardinetti Perego“, così poi date un occhio alle vetrine di Montenapo, vale solo fino nei primi anni di vita. Affrettatevi.

Nota per tutte le frequentatrici di playground:

Mentre il vostro bambino gioca, con un occhio potete leggere:

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“Manicomio Giardinetti 25 tipi di mamme, 4 papà e 1 nonna d’annata” libro divertentissimo sulla vita ai giardinetti (Scuola Holden, Feltrinelli) 8,50 Eur su Amazon

Con l’altro occhio potete invece twittare l’hashtag:

#ufficiogiardinetti, creato dalla simpatica Veronica di http://managerdimestessa.com/

Naturalmente il terzo occhio è tutto per i nostri bambini!

Ti ho visto nelle nuvole birmane

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Adoro i viaggi. Forse è la cosa che più mi manca ora che sono mamma, anche se, con il mio bimbo di tre mesi, sono andata in Sicilia una settimana ad arrampicare (San Vito Lo Capo). Ma questa è un’altra storia.

Adoro tutto quello che sta intorno ai viaggi. La to do list della valigia, gli abiti puliti e ben piegati (torneranno appallottolati e maleodoranti), la sveglia per non perdere l’aereo, il giro al DutyFree, il cibo di gomma dell’aereo, l’odore di quando arrivi alla tua destinazione e quella bellissima eccitazione nel sapere che, tutti i giorni,  gli occhi e il naso si riempiranno di qualcosa di nuovo.

Io e mio marito eravamo siamo due grandi viaggiatori e uno dei motivi per cui lo amo, è per come siamo bravi a viaggiare insieme.

Questa foto è stata scattata dal ponte U-Bain (Birmania) durante il nostro viaggio di nozze. Il ponte U-Bain è un lunghissimo ponte di legno non lontano dalla città di Yangon. La gente va lì nel tardo pomeriggio a passeggiare e a prendere un po’ di fresco. Su quel ponte si incrociano gli sguardi degli adolescenti innamorati, le coppie si scambiano promesse d’amore, i monaci pregano guardando il tramonto. Su quel ponte, per la prima volta ho visto il volto di mio figlio.

La Birmania è un paese di risaie verdi, pagode d’oro, tramonti rossi, nuvole bianche. Sul ponte U-Bain trovi tutte queste quattro cose dipinte in un unico paesaggio. In Birmania c’è un gioco che puoi fare e che sei sicuro non ti annoierai mai. Il gioco delle nuvole. Io e mio marito lo facevamo sempre.

“Che cosa vedi?”

“Un Drago Alato”

“E Tu?”

“Una mucca con le Ali”

“E Ora?

“Un Guerriero con la spada”

“E tu?”

“…una mamma con in braccio il suo bimbo”

Sul ponte U-Bain, due anni fa, guardando le nuvole, ho realizzato che ero pronta a diventare Mamma e a ripartire per un nuovo viaggio…

Questo post partecipa all’ iniziativa di  ” Il foto-viaggiando del lunedì”  della blogger PatatoFriendly