“…Ok, io vado!”: di valige, aeroporti e tacchi

Succede che dopo 9 mesi di gestazione e 14 di allattamento, arriva il momento di separarsi. Una notte, meno di 48 ore, un volo aereo e le alpi che ci separano. Ho iniziato a pianificare questo viaggio di lavoro con mesi di anticipo. Pianificare, alla fine, ti dà quel senso di sicurezza del tutto irrazionale, quella sorta di delirio di onnipotenza che ti fa credere che tutto si possa controllare.

Quindi, per due mesi, ho controllato e ricontrollato l’orario di partenza e arrivo dei miei voli, fatto “gant” su chi doveva prendere, portare, ritirare Bang Bang, fatto liste di numeri utili, urgenti, da codice rosso, e steso un paio di menu facili da far eseguire a mio marito…un momento…io ho un marito, il padre di mio figlio, la mia metà, il mio 50%.

Con un bel respiro ho fatto una cosa difficilissima: ho stracciato tutte le mie liste (eccetto quella del menù, quella proprio mi sono rifiutata) e ho comunicato a mio marito gli orari dei miei voli. Semplice.

Quindi mi sono concentrata sul mio viaggio di lavoro, sulla presentazione in Inglese che avrei dovuto tenere, sull’outifit giusto per il meeting, sul colore dello smalto, sulle creme da mettere nel beauty e sono salita su un aereo diretto ad Anversa.

Nella mia carriera avrò fatto un centinaio di viaggi di lavoro, ma nessuno ha mai avuto il gusto del mio primo viaggio di lavoro da mamma. Mi sembrava di partire per la prima volta: la luce degli aeroporti all’alba, il Melting pot di vacanzieri e businessman, gli scaffali del Duty Free, il balletto delle hostess che ti mostrano le uscite di sicurezza.

Mi sono sentita all’improvviso pervasa da uno stranissima vertigine di libertà…e il mio cuore, dentro, si è messo a ridere.

Ho deciso, quindi, di assaporarmi tutto: i gadget della mia stanza d’albergo, gli “small-talk” durante i  coffee break, gli inconcludenti brain storming, i panel di discussione, la colazione a buffet (dove mi mangerei tutto, ma alla fine me ne torno con cappuccio e croissant), la cena di gala, la doccia prima di andare a letto, le ciabattine soffici, lo zapping fra programmi tv incomprensibili (…una mia mania, ho fatto zapping anche in Cina).

E poi, nel mio vestito vintage dai colori scintillanti, dall’alto dei miei tacchi dorati, ho presentato il progetto che sto portando avanti per la mia azienda. Poche slide, una bella idea e un premio: miglior progetto europeo.

Eccomi: sono una mamma,sono una professionista, sono una donna. Lavoro part-time, faccio la spesa e cucino mentre gioco con il mio cucciolo, canto ninna nanne e imito bene il rumore degli elicotteri, ma so anche creare un piano di comunicazione vincente lavorando “solo” 6 ore, e presentarlo davanti a una platea straniera, camminando diritta e fiera sui miei tacchi a spillo.

PS: Mio marito e Bang Bang se la sono cavati benissimo, anche disobbedendo al mio menu. Ma nonostante aver mangiato salame e gelato fuori pasto è sopravvissuto senza nessun tipo di scompenso.