La sindrome dei compleanni III: il verdetto finale

Alla fine ce l’ho fatta. Sono sopravvissuta alla sua prima festa di compleanno. Certo dovevo prevedere un tavolo piu’ grande, perchè i pranzi a buffet funzionano solo negli eventi della Milano da bere (e mio padre, non sapeva come mangiare i pomodori ripieni), magari ridimensionare le portate e frenare mia madre che è arrivata con 4 tipi diversi di antipasti (doveva presentarsi solo con una insalata). Ma i palloncini erano bellissimi, e la piscinetta è stata la gioia piu’ grande di Bang Bang insieme a questa:

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Dopo studi, consultazioni, pareri dagli esperti, ecco la ricetta miracolo della Torta ai Lamponi Soffice e non Stopposa

TORTA AI LAMPONI SOFFICE E NON STOPPOSA

100 g di farina

1 bustina di lievito

3 uova

100 g di zucchero

1 bicchiere di latte

60 g di burro

300 g di ricotta

scorza di limone

300 g di lamponi freschi

Procedimento: Riscaldate il forno a 180 gradi ( questo lo dicono sempre a fine ricetta quando è troppo tardi). Mettete in una tazza farina e lievito e lasciateli lì. Prendete un recipiente piu’ grande e sbattete le uova con lo zucchero. Unite il burro ( fuso…fondete il burro, perchè se lo mettete morbido è un macello), poi il latte, poi la ricotta. Date una bella grattata di limone. Unite farina e lievito ( meglio con un setaccino piano piano…il grumo é sempre in agguato). Versate tutto il composto in uno stampo a cerniera precedentemente imburrato. Spargete il Lamponi in modo piu’ o meno coreografico. Mettete nel forno preriscaldato (visto che serve scriverlo prima?) per 35 minuti.

Et voila’ La Torta ai Lamponi Soffice e non Stopposa è pronta.

Bang Bang ha detto “aaaahhh maaaaah amhhhh” che nella sua lingua significa sicuramente “Mamma…sei una superfiga, questa torta è buonissima, per favore fammela ad ogni compleanno. Non trovero’ mai nessuna donna al mondo in grado di fare una “Torta ai Lamponi Soffice e non Stopposa”…visto che io lascio la ricetta al mio blog significa proprio che non temo la concorrenza…tsé

…come Alex Supertramp

Oggi ho voglia di ripensare al giorno del mio parto. Il mio parto è una canzone. Una canzone che ascoltavo sempre immaginando mio figlio. Avete mai visto il film “Into the wild”? Mi sono sempre immaginata Bang Bang con lo stesso coraggio, la stessa voglia di avventura e scoperta, la stessa curiosità per la vita e le persone di Alex Supertramp. Libertà: Alex voleva essere libero: dalla società, dai legami, dai preconcetti, dal conformismo. Alla fine scopre che la felicità è vera solo se condivisa (Happiness is real only when shared).

E noi mamme, siamo pronte a insegnare ai nostri figli ad essere liberi?

La sindrome dei compleanni II: molto più di una torta ai lamponi

Ok…sarà una torta ai lamponi .

È la torta di compleanno di Bang Bang e quindi deve piacere per prima cosa a lui. Deve essere semplice e soffice come il mio bambino, qualcosa che sappia di Mamma e Amore. Vorrei che la torta di compleanno di Bang Bang fosse una tradizione. Vorrei che tutti gli anni fosse sempre la stessa con una candelina in più. Vorrei che Bang Bang a 15 anni mi dicesse “ Mamma con sta torta ai lamponi hai rotto” per poi, a 30 anni, dirmi “ Mamma, mi fai la torta ai lamponi per il mio compleanno?”

Ok ci siamo, nella mia ricerca di google devo inserire easy, semplice, facile, veloce, per incapaci e diversamente abili in cucina.

Eccole:

Alcune sono torte paradiso, altre utilizzano la ricotta, altre lo yogurt, poi c’è l’aggiunta della scorza di limone, o del cioccolato bianco…e il profumo della vanillina?…secondo me ci sta bene anche la menta o il cocco.  Non sono mai riuscita a seguire una ricetta dall’inizio alla fine e qui l’effetto “stoppone” è in agguato.

Voi foodblogger là fuori…aiutatemi!

Ps. Martha, per favore, togliti quel ghigno dalla faccia.

Un giardino posh, un libro e un hashtag

Quando diventi mamma, una delle prime cose che ti ritrovi a fare è quella di cercare un posto bello e sicuro dove portare tuo figlio a giocare. Per questo motivo, trovo molto utile l’iniziativa di Mary che, attraverso il suo blog http://playgroundaroundthecorner.com/ recensisce i playground Italiani e europei…casomai qualcuno si dovesse trovare in trasferta in qualche altra città.

Ho deciso quindi di dare il mio contributo personale, recensendo un playground molto bello di Milano. Si chiamano Giardini Perego, ma io li chiamo “i giardinetti posh”, perché si trovano in Via dei Giardini, a due passi da Via Monte Napoleone, proprio dietro all’Armani  e a Nobu. (così tanto per dire, caso mai qualcuno potesse permettersi un sushi e un giro di shopping stellare :-).

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Nota Storica: In un passato molto lontano (nel 1778) qui giocavano i bambini della nobile famiglia Perego di Cremnago (ho ragione a chiamarlo giardinetto posh). In realtà, gli attuali Giardini Perego sono solo una parte dell‘ampio parco della famiglia, che si estendeva fra Via Borgonuovo e Via dei Giardini. Nel 1925, per via di un nuovo piano urbanistico e delle nuove esigenze di mobilità, il Comune acquisì parte del parco per trasformarlo in strade. Decise, però, di conservare un „angolino verde“ per poter ospitare i bambini milanesi. ( bambini Perego…tiè)

Da piccola, mia mamma mi portava spesso in questi giardinetti, e, sinceramente, non mi piacevano molto: troppo “piccoli” e con pochi giochi. Solo ora capisco che questi, che per me erano due punti negativi, agli occhi di mia madre erano due enormi vantaggi: più controllo e meno possibilità di farmi male.

Comunque negli anni i giardinetti sono cambiati e si sono arricchiti con nuovi giochi. Il mio giudizio sarebbe stato diverso se avessi potuto giocare con l’altalena

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Arrampicarmi su questa palafitta per giocare  all’uomo ragno o guidare un solido trattore di legno. Bang Bang ha voluto testare in prima persona. Più in là ci sono anche delle simpatiche lumache (sempre in legno) da cavalcare, ma bang bang preferiva decisamente il trattore.

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Il parco è molto pulito ( i cani non possono entrare) e ben tenuto. Ci sono tanti alberi per poter trovare un po’ di ombra anche nelle giornate più afose. Non esistono punti di ristoro, solo una fontanella se qualche madre distratta avesse dimenticato l’acqua….(così per dire).

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Il mio piccolo sembra aver apprezzato. Qui foto che lo ritrae con la statua del Vertunno, l’unica opera che la Famiglia Perego ha deciso di non traslocare (si vede che ai bambini Perego non piaceva). No, Bang Bang non stava ammirando l’opera tardo settecentesca di Grazioso Rusca, si stava piuttosto dirigendo alla fontanella subito dietro.

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Da mamma posso dire che il grande vantaggio di questi giardinetti è che hai sempre tutto sott’occhio.  Sono adatti a bambini fino ai 6 anni, dopo di che forse diventano un pò noiosetti. Attenzione, quindi,  la scusa „andiamo ai Giardinetti Perego“, così poi date un occhio alle vetrine di Montenapo, vale solo fino nei primi anni di vita. Affrettatevi.

Nota per tutte le frequentatrici di playground:

Mentre il vostro bambino gioca, con un occhio potete leggere:

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“Manicomio Giardinetti 25 tipi di mamme, 4 papà e 1 nonna d’annata” libro divertentissimo sulla vita ai giardinetti (Scuola Holden, Feltrinelli) 8,50 Eur su Amazon

Con l’altro occhio potete invece twittare l’hashtag:

#ufficiogiardinetti, creato dalla simpatica Veronica di http://managerdimestessa.com/

Naturalmente il terzo occhio è tutto per i nostri bambini!

Ti ho visto nelle nuvole birmane

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Adoro i viaggi. Forse è la cosa che più mi manca ora che sono mamma, anche se, con il mio bimbo di tre mesi, sono andata in Sicilia una settimana ad arrampicare (San Vito Lo Capo). Ma questa è un’altra storia.

Adoro tutto quello che sta intorno ai viaggi. La to do list della valigia, gli abiti puliti e ben piegati (torneranno appallottolati e maleodoranti), la sveglia per non perdere l’aereo, il giro al DutyFree, il cibo di gomma dell’aereo, l’odore di quando arrivi alla tua destinazione e quella bellissima eccitazione nel sapere che, tutti i giorni,  gli occhi e il naso si riempiranno di qualcosa di nuovo.

Io e mio marito eravamo siamo due grandi viaggiatori e uno dei motivi per cui lo amo, è per come siamo bravi a viaggiare insieme.

Questa foto è stata scattata dal ponte U-Bain (Birmania) durante il nostro viaggio di nozze. Il ponte U-Bain è un lunghissimo ponte di legno non lontano dalla città di Yangon. La gente va lì nel tardo pomeriggio a passeggiare e a prendere un po’ di fresco. Su quel ponte si incrociano gli sguardi degli adolescenti innamorati, le coppie si scambiano promesse d’amore, i monaci pregano guardando il tramonto. Su quel ponte, per la prima volta ho visto il volto di mio figlio.

La Birmania è un paese di risaie verdi, pagode d’oro, tramonti rossi, nuvole bianche. Sul ponte U-Bain trovi tutte queste quattro cose dipinte in un unico paesaggio. In Birmania c’è un gioco che puoi fare e che sei sicuro non ti annoierai mai. Il gioco delle nuvole. Io e mio marito lo facevamo sempre.

“Che cosa vedi?”

“Un Drago Alato”

“E Tu?”

“Una mucca con le Ali”

“E Ora?

“Un Guerriero con la spada”

“E tu?”

“…una mamma con in braccio il suo bimbo”

Sul ponte U-Bain, due anni fa, guardando le nuvole, ho realizzato che ero pronta a diventare Mamma e a ripartire per un nuovo viaggio…

Questo post partecipa all’ iniziativa di  ” Il foto-viaggiando del lunedì”  della blogger PatatoFriendly

La sindrome dei compleanni

Help, Help, Help. Il primo compleanno di Bang Bang si avvicina e io sono già in sbatta per la sua prima festa di compleanno.

Premessa: io ho sempre odiato le feste di compleanno. Il mio compleanno è a settembre ed è sempre coinciso con l’inizio della scuola. Se organizzavamo una festa all’aperto, 90 su 100 pioveva. Se optavamo per una festa in casa, faceva caldissimo. Del resto,  il giorno del mio matrimonio grandinava. Poi mi ricordo un compleanno da adolescente. Il mio fidanzatino fighissimo del mare veniva a Milano a trovarmi per andare insieme al concerto dei GreenDay. Quel compleanno finì con io nei bagni del forum di Assago a piangere.  L’avevo beccato nel mezzo del concerto baciarsi con una mia “amica”. Ecco, ditemi voi se dopo questa mi possono piacere i compleanni…e i Green Day.

Inutile dire che ora vivrò le feste di compleanno di mio figlio come una rivalsa.  Per evitargli quello che ho vissuto io,  sono disposta a ingaggiare David Copperfield in persona, così voglio vedere se qualche stupida fidanzatina ha il coraggio di preferire qualcun altro al mio adorato bambino.

Vabene, KEEP CALM e cerchiamo ispirazioni per l’organizzazione del Primo Compleanno.

Primo passo. Cosa avrebbe fatto Martha Stewart? Sicuramente una torta multistrato e dei capecakes come questi:

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Oh My God…Martha dice che bisogna iniziare 6 settimane prima a pianificare l’evento e a me mancano 2 settimane….e poi come faccio con gli inviti decorati con lo scrapbooking, e i giochi a tema come questi?

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Non ce la farò MAI…Martha, mi mandi in ansia…hai il potere di farmi sentire una mamma inadeguata e degenere perché non in grado di fare tutte le cose perfette che fai tu.

Un momento…ma Bang Bang, compie un anno. Non ha ancora amichetti con cui doversi fare una reputazione e a cui dire “ la mia Mamma è più brava della tua!”

Pfuiiiii cara Martha, ho circa 3 anni di tempo per organizzare il party di compleanno più cool della storia! Mi devo procurare subito dei brillantini da embossing.

PS. Per quelle che vogliono sentirsi male Kids’ Birthday Party Ideas

E voi come avete festeggiato il primo compleanno del vostro bambino?

Il mondo si salva dopo le 15.30

64YupHandbookOggi ho firmato il mio passaggio al part time. Uscita dall’ufficio del personale mi sono guardata nelle vetrate del corridoio: ballerine, poco trucco…cavolo devo rifarmi la tinta.

Ho mollato. Ecco, non sono la superdonna con lo stiletto e blackberry che lavora 15 ore al giorno e gestisce un esercito di tate, colf e governanti. Niente più riunioni con l’AD alle 17.00…già perché il mondo si salva dopo le 15.30 e io a quell’ora sto facendo un’attività a basso valore aggiunto come spingere un’altalena.

Lavorerò 6 ore invece di 8, ovvero starò alla mia scrivania 2 ore in meno rispetto a un normale tempo pieno (senza calcolare le pause pranzo saltate). Questo basta a uscire da qualsiasi logica di promozione e avanzamento. Perché se non sei in grado di immolare tutto il tuo tempo/spazio sul sacro altare della dea carriera, allora non sei meritevole di nessun tipo di riconoscimento.

Già, perché sei manager solo se mandi una mail la domenica alle ore 18. Io la domenica a quell’ora “purtroppo” sono impegnata a cucinare qualcosa di speciale, qualcosa che sappia di amore, perché è la cena della domenica e deve sapere di famiglia.

Che poi, parliamone. Di tutte le riunioni, meeting, conference call, quante sono quelle veramente utili che portano a delle soluzioni? Di tutte le attività, fiere, iniziative eventi, quanti sono quelli che veramente portano business?

Il mondo è governato da uomini…da uomini vecchi, aggiungerei, perché altrimenti alcune cose proprio non si spiegherebbero.

Il problema è che il management pensa di vivere ancora nei meravigliosi anni 80! Ok che i colori fluo e le i leggings sono tornati di moda ( e in qualche modo anche le spalline), ma dove sta il benessere economico?  Produrre, profitto, crescita a due cifre….forse questo meccanismo si è inceppato, forse la torta è lievitata quello che doveva lievitare e se si alza il forno non è che diventa più grande….semplicemente brucia.

Downshifting, work life balance: i paesi del Nord Europa hanno capito che oggi non ha più senso fare i manager rampanti a tutti costi e che la carriera deve convivere, anzi, lasciare spazio, alla sfera privata, agli affetti, alle passioni, alla famiglia. Siamo sicuri, poi, che una persona produce proporzionalmente alle ore passate in ufficio? Non è meglio lavorare a obiettivi qualitativi e reali e permettere alle persone di raggiungerli un po’ dove li pare (visto anche che la tecnologia ci viene incontro)

Quello che però al Nord è una realtà qui in Italia è solo poco più di una strategia di comunicazione. Il nostro management anni 80 non è pronto ad uscire dagli schemi e conducono battaglie per difendere la loro scrivania in radica e il rientro a casa alle ore 20.00: giusto in tempo per sedersi a una tavola già apparecchiata, vedere il TG e dare il bacio della buonanotte ai propri figli.

Anche questa, forse, è una strategia.